L'Istituto Topografico Militare continua con un fascicolo del 1895, ad esporre i lavori geodetici compiuti dall'Istituto atti alla misura delle Base geodetica di Piombino.
Misura della base di Piombino
Introduzione
L’Associazione geodetica internazionale stabilì, come è noto, un limite di tolleranza per gli errori medi sui lati di 1° ordine delle triangolazioni europee; dato quindi l’errore medio che compete alle misure angolari eseguite cogli strumenti e coi metodi dell’Istituto Geografico Militare Italiano, risultò la convenienza di distribuire le basi geodetiche in modo che il passaggio più diretto dall’una all’altra avvenga attraverso a una catena di circa 20 triangoli di 1° ordine, o in altri termini, tenuto conto della lunghezza dei lati della nostra rete, che esse distino fra loro dai 350 ai 400 chilometri.
In applicazione di questi principi la località indicata per la misura di una nuova base da interporsi a quelle già misurate del Ticino, di Udine e di Foggia, veniva a cadere presso a poco nella Maremma Toscana.
Una prima ricognizione, eseguita nel 1885 , (2 ) designava a tale scopo la pianura nei dintorni di Grosseto, nella quale la base poteva avere la lunghezza di circa tre chilometri.
Senonché, nel Maggio 1894 il colonnello cav. Luigi Giletta, allora Direttore in 2a dell’Istituto, ordinò che venisse eseguita una nuova ricognizione, affidandone l’incarico agli ingegneri geografi Francesco Derchi e Federigo Guarducci, i quali proposero un’ altra località, e precisamente una strada campestre in terreno quasi di livello ed in perfetto rettifilo, esistente tra Piombino e Vignale - Riotorto, la quale, pur soddisfacendo alle condizioni suesposte, meglio si prestava alla misura in parola.
Adottata questa soluzione per le ragioni qui appresso indicate, la nuova base veniva denominata Base di Piombino, e la Direzione dell’Istituto Geografico Militare, stanziati col concorso della R. Commissione Geodetica Italiana i fondi occorrenti, stabiliva che il lavoro di misura venisse eseguito nella primavera dell’anno 1895, ordinando intanto un nuovo studio delle costanti degli apparati di misura.
Vantaggi della nuova località proposta e riattacco della base alla rete trigonometrica
La nuova località proposta presentava, rispetto all’altra già in progetto presso Grosseto, i seguenti vantaggi :
- Condizioni igieniche migliori;
- Possibilità di dare maggior lunghezza alla base (cinque chilometri anziché tre);
- Nessuna spesa d espropriazione (I proprietari della strada, signori conte Eugenio Figoli des Geneys e marchese Azzolino Malaspina, non solo gratuitamente ne concessero l’uso, ma resero agli operatori un servigio dei più segnalati ponendo a disposizione di essi e del personale di truppa che li accompagnava alcune case coloniche di loro proprietà esistenti in prossimità dei lavori) e lievissima quella per preparare la traccia, essendo il piano stradale quasi a livello e già abbastanza consolidato;
- Tutto il materiale occorrente poteva essere trasportato sul luogo del lavoro per mezzo di ferrovia (La direzione della Rete Ferroviaria Adriatica, in linea eccezionale, concesse che tutto il materiale venisse scaricato nella vicina fermata di Vignale - Riotorto, non abilitata a tale servizio);
- Esecuzione di sette stazioni trigonometriche, anziché di tredici, per il riattacco alla rete di 1° ordine.
I punti scelti per il riattacco di questa al lato di 1° ordine, Poggio Montieri - Poggio Massoncello, furono quelli indicati dall’annesso grafico.
Personale che prese parte ai lavori
La direzione delle operazioni fu dal Tenente Generale De Benedictis, Direttore dell’Istituto, affidata all’ingegnere geografo Francesco Derchi, capo della Divisione geodetica, il quale ebbe a collaboratori l’ingegnere geografo Federigo Guarducci, il capitano del genio Prospero Baglione, l’aiutante ingegnere geografo Italo Busoni, e l'aiutante topografo Oreste Antonacci, tutti dell’Istituto Geografico Militare, ed infine, come personale di servizio, un drappello di 25 soldati del 3° Reggimento Genio.
Lavori preparatori e sistemazione degli estremi
Previa una ricognizione ed un assaggio del terreno allo scopo di fissare i criteri sul modo di fondazione degli estremi, il capitano Paglione e l’ingegnere Guarducci col drappello dei soldati del Genio attesero ai lavori preparatori.
Con una misura preventiva si procurò che gli estremi cadessero convenientemente sia riguardo alla ubicazione, sia riguardo ai lavori di fondazione; quindi si stabilì un allineamento provvisorio individuandone gli estremi mediante due grosse biffe.
Con questo allineamento, partendo dall’estremo Ovest e servendosi di quattro spranghe di legno, ciascuna della lunghezza media delle spranghe dell’apparato più il valore medio degli intervalli, si individuarono con molta approssimazione le posizioni dei punti intermedi e dell’estremo Est. In seguito, ritornando sull’allineamento, con un teodolite Starke lo si rese definitivo e si fissarono le posizioni dei detti punti intermedi e dell’estremo Est, in
modo che la lunghezza della base risultò divisa in otto tratti, ciascuno di 148 spranghe, pari a 37 portate di quattro spranghe, oltre gli intervalli fra le spranghe da misurarsi coi cunei.
Per cadere più facilmente al termine della misura di ciascun tratto, con l'estremo dell’ultima spranga esattamente a piombo sul punto a terra, estremo del tratto stesso, si piantarono nel terreno, prima e dopo di ciascun estremo di tratto e ad intervalli di un numero intero di portate, dei picchetti che servirono a regolare le distanze fra le ultime spranghe.
Tanto gli estremi che i punti intermedi furono individuati con piastrine di bronzo, portanti incise due sottili rette ortogonali. Le piastrine furono impiombate su blocchi di pietra calcare delle vicine cave di Canapiglia, i quali, a loro volta, furono murati nel terreno entro larga e solida massicciata di calcestruzzo idraulico.
Il terreno, già paludoso, costituito da sedimenti di argilla posanti a profondità varie su banchi di sabbia pura con abbondanti filtrazioni d’acqua, richiese, per la posa degli estremi e specialmente per l’estremo Ovest, un lavoro di fondazione accurato ed alquanto dispendioso. A questo estremo perciò, alla profondità di 2,50 metri e per una base quadrata di 2,50 metri di lato, furono infissi nel terreno colla berta oltre venti grossi fusti di pino; su questi fu inchiodato un doppio strato di grossi tavoloni di quercia e quindi, gettatavi sopra una platea di calcestruzzo idraulico formato con pietrisco, calce, cemento e pozzolana di Roma, venne finalmente murato il blocco di pietra portante la piastrina di bronzo dell’estremo.
Per l'estremo Est, che veniva a cadere in terreno più compatto ed asciutto, si diminuirono le dimensioni dello scavo (1,80 x 2 x 2 metri) e si poté fare a meno dell’infissione dei pali.
Essendo la strada, come già si disse, quasi a livello, occorsero pochi lavori di sistemazione; solo per un breve tratto in corrispondenza del ponte in muratura sul fosso di Campalfìco (attuale Campo al Fico) presso il quale il piano stradale aveva una pendenza superiore al 2%, limite concesso dalle scalette delle livelle dell’apparato di misura, si dovette costruire un piccolo rilevato.
Per rendere visibili gli estremi fu innalzato sopra ciascuno di essi un segnale di legno di forma piramidale terminante con un ometto spostabile in due direzioni ortogonali, in modo da poterlo facilmente centrare sulla verticale dell’estremo.
Ultimata la misura della base, vennero protette le piastrine mediante solidi coperchi di pietra.
Presso ogni estremo, verrà quanto prima eretto un segnale in pietra da taglio che ne indichi la posizione ed a ricordo della misura eseguita.
Misura della base
Il metodo di misura non differì sostanzialmente da quello seguito nelle altre misure di basi; il personale addetto era distribuito in modo che le letture dei cunei e delle livelle venivano fatte sulle spranghe di coda due volte ed indipendentemente da due operatori, quando già erano collocate a posto tutte e quattro le spranghe e, regolando convenientemente gli intervalli fra le medesime, si procurò sempre che l'estremo dell'ultima spranga venisse a cadere sull’estremo del tratto stesso.
Ogni tratto fu misurato due volte, una in andata e l'altra in ritorno, ad eccezione del primo tratto che fu misurato tre volte (La prima misura di questo primo tratto fu eseguita a titolo di prova; essendo però risultata paragonabile colle altre si tenne conto anche di essa nel calcolo).
L’apparato di Bessel fu impiegato colle modificazioni apportatevi dal compianto colonnello Maggia; solo si ritenne più conveniente, per l'allineamento delle spranghe di servirsi unicamente di due teodoliti Starke che, per cura di due operatori, venivano alternativamente situati in avanti sull’allineamento, a distanze successive di 200 metri circa. Questa operazione, che esigeva una pronta e continua comunicazione fra gli operatori che collocavano le spranghe e quelli che stavano ai teodoliti, fu resa possibile dall’impiego di telefoni da campo, collegati da filo volante; gli stessi telefoni furono pure con molta utilità impiegati nelle operazioni preliminari.
Le proiezioni a terra degli estremi delle spranghe, al principio ed alla fine della misura d’ogni tratto, si ottennero speditamente mediante un teodolite Starke perfettamente corretto, collocato nel piano verticale condotto per l'estremo normalmente all’allineamento ed alla distanza da questo di 15 metri.
Le operazioni di misura, iniziate il 4 Giugno 1895, furono ultimate il 29 dello stesso mese.
La lunghezza definitiva della base ridotta al livello medio del mare risulta:
l = 2371,17532 tese (± 0,00249 tese)
il quale moltiplicato per 1,9490365912, rapporto legale della tesa al metro, diviene espresso in metri:
l = 4621,50746 metri (± 0,00485 metri).

