L'Istituto Topografico Militare continua con un fascicolo del 1895, ad esporre i lavori geodetici compiuti dall'Istituto atti alla misura delle Base geodetica del Ticino (o di Somma e della base geodetica di Ozieri.
Misura della base del Ticino (o di Somma)
Introduzione
I criteri stabiliti dalla R. Commissione geodetica italiana relativamente alla distribuzione delle basi geodetiche che debbono servire di appoggio alla nuova triangolazione italiana consigliarono la misura di una di queste basi in Lombardia.
Già altra base, divenuta oramai celebre, fu in quella località (e precisamente nell’incolta e vasta pianura detta comunemente brughiera, che fiancheggia la sponda orientale del Ticino) misurata nel 1788 dagli astronomi dell’Osservatorio di Brera: Oriani, Cesaris e Reggio, allorché venne loro dal Governo affidato l’incarico della misura geometrica della Lombardia.
Questa base, lunga ben dieci chilometri ed orientata prossimamente secondo il meridiano, ebbe in passato una eccezionale importanza in quanto ché su di essa si appoggiarono tutte le triangolazioni dell’alta e della media Italia, e servì a porre fra loro in relazione quelle della Francia, della Svizzera e dell’Austria; tenendo poi conto del fatto che la campionatura delle pertiche di ferro adoperate nella misura di essa venne, da ricerche del chiarissimo Professore G. V. Schiaparelli, riconosciuta erronea, si comprenderà facilmente come non abbia tardato a farsi strada l’idea di procedere ad una nuova misura della base medesima.
Nell’anno 1878 era a capo della Divisione geodetica dell’Istituto topografico militare (che, come è noto, presta il suo concorso di fondi e di operatori ai lavori della Commissione geodetica che risultano di interesse comune) il colonnello di Stato Maggiore cav. Annibale Ferrero (oggi Luogotenente Generale) il quale, essendo pure membro della Commissione suddetta, fu l’ispiratore di questo lavoro che interessava tanto il servizio speciale da lui diretto quanto l’Associazione geodetica internazionale per la misura dei gradi. Ed il compianto generale E. Mayo, allora Direttore dell’Istituto topografico militare e Presidente della Commissione geodetica italiana, mentre annunziava nella riunione di questa, tenuta in Roma il 28 febbraio del 1878, di avere stanziato all’uopo sui fondi dell’Istituto un preventivo di L. 12000, propose ed ottenne il concorso da parte della Commissione stessa per un supplemento di L. 10000 e la esecuzione del lavoro venne stabilita per la campagna geodetica del 1878.
Peraltro, nei novanta anni che erano trascorsi dal 1788, il terreno interposto agli estremi della base aveva subito non lievi modificazioni, che avrebbero probabilmente reso penosa la odierna operazione, tanto ché il compianto capitano di Stato Maggiore cav. Giovanni Maggia, addetto all’Istituto topografico militare, cui fu affidata la direzione del lavoro, ebbe dapprima in mira di controllare indirettamente la lunghezza di questa base ricadendo su di essa con conveniente sviluppo da altra base più corta che egli intendeva misurare trasversalmente alla prima; ma una ricognizione del terreno persuase ben presto della inattuabilità di un simile espediente; ed escluso anche il temperamento, escogitato per economia di tempo e di spesa, di misurare cioè solo porzione dell’antica base, fu deciso di procedere ad una nuova ed intera misura della base medesima.
L’apparato di Bessel a ciò destinato posseduto dall’Istituto topografico militare aveva, come è noto, già servito alla misura di altre basi ; però i valori che risultarono per le costanti di dilatazione delle spranghe nelle diverse comparazioni alle quali esse vennero sottoposte negli anni 1859-60 e 1871-72, presentavano dei disaccordi alquanto sentiti fra loro ed assai più cogli analoghi valori trovati da Bessel e da Baeyer negli anni 1832-34-46 per le spranghe dell'analogo apparato prussiano di cui quello italiano è ritenuto una copia fedele, disaccordi che porterebbero a concludere:
- che quelle costanti variano col tempo e colla temperatura;
- che i metalli di cui sono composte le spranghe dell’apparato italiano, a differenza di quelle dell’apparato prussiano, non sono il ferro e lo zinco.
Ad ogni modo però, per troncare ogni questione, l’Istituto, dietro proposta del Colonnello Ferrero, venne nella determinazione di fare le opportune pratiche col generale Baeyer onde ottenere in prestito l’apparato internazionale costruito da Brunner per usarlo in questa misura, prendendo da ciò occasione per sottoporre alla scienza ed alla lunga esperienza del prefato generale le difficoltà suscitate dalle riscontrate anomalie, ed avendo inoltre in mira di eseguire poscia coll’apparato italiano una seconda misura, la quale, oltre a riuscire di controllo alla prima, avrebbe permesso di ricavare un coefficiente per ridurre le basi già misurate ad una unità fuori di ogni discussione.
Nell’allegato B del processo verbale delle sedute della Commissione geodetica italiana per l’anno 1878 è riportata la lettera di risposta del generale Baeyer al Direttore dell’Istituto topografico militare, dalla quale risulta che, quanto al prestito dell'apparato internazionale, era impossibile soddisfare il desiderio dell’Istituto italiano, non essendo detto apparato ancora pronto e trovandosi ad ogni modo già impegnato per la misura di altre basi; quanto poi alle anomalie riscontrate nelle costanti delle spranghe, il generale Baeyer, dopo minute e dotte riflessioni sulle cause che potevano produrle, consiglia di fare nuove esperienze sull’apparato italiano, suggerendo in pari tempo delle speciali precauzioni da usarsi nelle operazioni.
In ossequio dunque ad un sì autorevole consiglio, vennero nuovamente determinate le costanti dei cunei e delle spranghe in base a nuove comparazioni della scaletta d’argento annessa all’apparato, della tesa-campione di Ertel, e della spranga 0, comparazioni che vennero eseguite a Berlino nel successivo anno 1879 col concorso del prefato capitano Maggia.
Procederemo alla esposizione delle operazioni che accompagnarono la misura di questa celebre Base, incominciando dal premettere su di essa alcune notizie storiche.
Notizie storiche sulla Base del Ticino
Nelle Effemeridi astronomiche di Milano per l’anno 1837 si trova in Appendice una relazione dell’astronomo Carlini sulle operazioni da lui eseguite nel 1833 per ordine del Governo « onde assicurare, coll’erezione di due piramidi di granito, i termini della Base trigonometrica della Triangolazione in Lombardia ».
In questa relazione si legge che «nel preciso punto del principio della Base (il quale fu stabilito sul margine settentrionale del cavo detto il Pan perduto e sulla linea che va dal campanile di Nossate al coro della chiesa parrocchiale di Mezzana) era stata collocata sotto terra una colonnetta di pietra murata in calce nel mezzo della quale era segnato in metallo il punto preso per centro; all’altro estremo poi, compita la misura, era stato collocato a fior di terra un pilastro che portava scolpito in ottone il punto che costituisce il fine della Base. Questi due termini, coperti da sottile strato di terra, sarebbero stati sufficienti a perpetuare la eseguita operazione se le brughiere lombarde avessero continuato ad essere, come lo furono per tanti secoli, affatto disabitate ed incolte; ma una lodevole emulazione nata fra i proprietari di quei terreni ed ora maggiormente eccitata dagli onori e dai premi che si compartono dal nostro Governo, tende incessantemente a far cambiare la faccia dei luoghi; e già a quest’ora in molte parti ove poche capre pascolavano le sterili eriche di quelle lande, veggonsi sorgere folti boschi, verdeggiare i prati e biondeggiare le spighe. Volle perciò il Governo che, ad imitazione di ciò che si era fatto in Germania, in Francia ed in altri luoghi, i termini della Base fossero stabiliti da due piramidi di granito, di non molta altezza, ma di massiccia solidità, onde meglio resistessero alle ingiurie del tempo».
Il Carlini fu dunque incaricato di provvedere a ciò, e noi, rimandando alla citata relazione per quanto riguarda le operazioni di reperimento degli estremi ed i particolari interessanti che le accompagnarono (L’estremo australe fu rintracciato misurando in un punto ritenuto ad esso prossimo, agli angoli fra Somma, Busto e Novara e determinando quindi gli elementi di riduzione che facevano divenire questi angoli uguali agli analoghi misurati nel 1788 sul preciso estremo. - Mentre poi il Carlini si disponeva ad una operazione simile (però molto più difficoltosa a causa del folto bosco che ivi era cresciuto) per l’estremo boreale, ebbe la fortuna di incontrare un vecchio contadino il quale, circa mezzo secolo prima, aveva prestata l’opera sua come giornaliero agli astronomi di Brera, e si ricordava perciò il luogo preciso ove fu da essi collocato il pilastro), ci limiteremo a constatare che «all’estremo australe fu trovata la colonnetta anticamente postavi di dodici centimetri di diametro, ma disgraziatamente troncata e mancante della lastra di metallo; e, per restituire il meglio che si potesse il punto del centro, fu la testa irregolare della colonna investita in un cilindro tornito il cui centro venne segnato con due linee in croce».
All’estremo boreale fu rinvenuto invece «a molta profondità un piedistallo di granito del diametro di circa quattro decimetri con piccola spina di ottone impiombata nel centro».
Il Carlini peraltro nella precitata relazione non si dissimula i dubbi che gli nacquero dal non riscontrare una perfetta coincidenza fra i connotati attuali dei pezzi dissotterrati e quelli descritti dall’astronomo Francesco Reggio nelle Effemeridi del 1794.
In primo luogo, rispetto al principio della Base (estremo australe), è ivi detto che entro un fondamento in muratura consolidata est columnula marmorea, mentre invece quella dissotterrata era di quella specie di granito che in Lombardia viene chiamato sarizzo. In secondo luogo il Reggio chiama il segnale della fine della Base (estremo boreale) marmoream molem, espressione che non bene si adattava al piccolo piedistallo di granito di quattro decimetri di diametro.
Però, in una relazione manoscritta che in data del 10 Agosto 1788 era stata diretta al Governo, si legge che al termine della Base (estremo boreale) si costruì fino a fior di terra un pilastro che portava scolpito in ottone il punto di limite, avuta la cautela di lasciare per ogni evento un altro segnale nascosto, per cui era molto probabile che il segnale trovato a molta profondità (anziché a fior di terra come dice la memoria del Reggio) fosse questo secondo, il quale «non era certo se corrispondesse verticalmente sotto il primo oppure se fosse stato da esso tenuto discosto di una certa distanza nota soltanto agli operatori».
A togliere questi dubbi non rimaneva che l’espediente di rimisurare colla maggior possibile precisione gli angoli già stati misurati nel 1788 agli estremi della Base, lo che il Carlini fece; e per meglio e più comodamente operare, fece costruire subito definitivamente, a rischio di doverle poi spostare, le due piramidi di granito che si vedono oggidì, centrandone i vertici sulle verticali di questi supposti estremi. Le nuove osservazioni angolari concordarono entro 1" circa colle antiche e convinsero il Carlini che i punti ritrovati erano effettivamente gli estremi dell’ antica Base.
Le piramidi, costruite in granito di Baveno, portano scolpite le iscrizioni seguenti dettate dal Cesaris:
Piramide australe
Faccia australe
JVSSV ET AVSPICIIS JOSEPHI II. AVGVSTI
HINC
DYCTA EST VERSVS BOREAM
MENSVRA BASIS PEDYM PARISIOR . 30783
AD GEOMETRICAM DESCRIPTIONEM INSVBRIAE
OPERE SOCIALI ASTRONOMORUM MEDIOLANENSIVM
ANNO 1788
Faccia boreale
PROVIDENTIA D. N. FRANCISCI I. IMPERATORIS ET REGIS
NE PEREANT VESTIGIA PYNCTORVM
QVIBVS DEFINITVR BASIS TRIGONOMETRICA
MOLES SVPERSTRVCTA ET AXIS PYRAMIDIS
PRAESIDIO SYNT ET MONVMENTO OPERIS
ANNO 1833
Piramide boreale
Faccia boreale
PROVIDENTIA D. N. FRANCISCI I. IMPERATORIS ET REGIS
NE PEREANT VESTIGIA PYNCTORVM
QVIBVS DEFINITVR BASIS TRIGONOMETRICA
MOLES SVPERSTRVCTA ET AXIS PYRAMIDIS
PRAESIDIO SYNT ET MONVMENTO OPERIS
ANNO 1833
Faccia australe
HVC IN AXIDE PYRAMIDIS
PERTINGIT PVNCTVM BOREALE EXTREMVM
BASIS TRIGONOMETRICAE BIS ACTAE AD MENSVRAM
AB ASTRONOMIS MEDIOLANENSIBVS
ANNO 1788
Nel 1878 vennero assunti dall’ Istituto topografico militare come estremi della Base quelli stabiliti dal Carlini sui vertici di queste piramidi, e sotto terra, sulle rIspettive verticali, vennero collocati, all’estremo australe un disco metallico con una croce incisa, ed a quello boreale un cono con punta di irridio, ripristinando così migliorati gli antichi segnali, dei quali quello australe (riparato dal Carlini) fu trovato corrispondere perfettamente col vertice della piramide, mentre il boreale (spina di ottone assai informe) ne differiva:
a Nord (ossia nel senso della Base) di 0,0023 metri
a Est (ossia a tramontana alla Base) di 0,0104 metri
fatto questo che potrebbe spiegarsi, se si esclude un errore di centratura della piramide boreale commesso dal Carlini, con un movimento successivo di questa per cedimenti del terreno.
Stando dunque a questi risultati la nuova base misurata fra i vertici delle due piramidi sarebbe rispetto all'antica più corta di due o tre millimetri e ruotata di circa 0,2" verso Est attorno all'estremo australe. A questa nuova Base si appoggia la nuova triangolazione italiana.
Operazioni preliminari
La direzione delle operazioni fu affidata, come abbiamo già accennato, al capitano di Stato Maggiore cav. Giovanni Maggia, il quale ebbe a collaboratori: ingegnere geografo Garbolino Francesco, aiutante ingegnere geografo Pucci Enrico, luogotenente Pavese Cesare, ingegnere in esperimento Domeniconi Francesco, topografo Gra Luigi (quest’ultimo per le sole comparazioni), appartenenti tutti all’Istituto topografico militare, nonché un drappello di soldati del genio per le operazioni manuali.
Venne inoltre data facoltà al prefato signor capitano Maggia di introdurre negli apparati di misura e nei loro accessori tutte quelle varianti e modificazioni che la esperienza acquistata nella misura della Base di Udine, della quale pure egli fu il direttore, gli avrebbe suggerito. Queste modificazioni, delle quali si fa parola anche a pag. 24 del processo verbale delle sedute della R. Commissione geodetica italiana riunita in Roma nel 1878, consistono:
- Nell’adozione di un cuscinetto di abbraccio delle casse delle spranghe da adattarsi sulla testata di ogni cavalletto dell’apparato e da rendersi mobile verticalmente e lateralmente mediante apposite viti di richiamo di facile maneggio, ciò che permette di realizzare stabilità e buon assetto delle spranghe dopo averne procurato l’allineamento ed il reciproco conveniente intervallo. Per tal modo rimane soppressa la grossolana vite di rialzo e l’imperfetto congegno dei cunei e tavolette di legno che prima occorreva disporre alternativamente sui cavalletti per sostegno e direzione delle spranghe, le quali talvolta non potevano prendere una stabile posizione di equilibrio.
- Nel munire i cavalletti di piattaforme o sotto-cavalletti triangolari di ferro battuto leggeri e solidi da disporsi preventivamente sul terreno, assicurandoli con robusti chiodi o punte, onde procurare una pressione normale ed ugualmente ripartita sul suolo ed evitare il facile squilibrio o cedimento di qualche piede di cavalletto sul terreno non bene assodato.
- Nell’aggiungere due cavalletti in soprannumero per trovare sempre i sostegni disposti ad ogni rimozione di spranga, e nel triplicare il numero dei sottocavalletti per poterli stabilire a conveniente distanza senza disturbo dell’andamento della misura.
- Nell’ adozione di un istrumento od apparecchio di appiombo (Questo apparecchio consiste in un microscopio verticale, secondo il principio adottato per il nuovo apparato internazionale di misura, fisso ad una corta e robusta spranga orizzontale munita di termometro fisso, divisa in millimetri, campionata, e dotata di movimento micrometrico nel senso della misura. Una colonna di ferraccio con tre piedi a vite regge la spranga, la quale si può condurre nel piano verticale di misura e quindi disporre orizzontalmente. La verticalità del microscopio, il quale è di forte ingrandimento, a fuoco mobile per distanze varianti da 0,10 metri a parecchi metri, si procura mediante apposite livelle e si può controllare facendo coincidere la immagine diretta dei fili paralleli del micrometro con quella prodotta per riflessione da un orizzonte artificiale a mercurio. L’insieme offre la stabilità, la semplicità e la precisione desiderabili) per progettare a terra l'estremo delle spranghe o rilevarlo da un punto fisso, sopprimendo il filo a piombo finora usato a tale scopo con risultato non sempre abbastanza soddisfacente e con nociva perdita di tempo sovente occorso per sottrarre il piombino alle influenze esterne o per studiarne accuratamente le deviazioni talvolta inevitabili. Oltre al sostituire il piombino, l'apparecchio serve anche alla diretta misura dei piccoli scostamenti dai punti fissi di suddivisione delle basi di quegli estremi di spranga che al termine di ogni giornata di lavoro, vengono a cadere solo approssimativamente sopra tali punti. Così si sopprime l’operazione lunga e complicata (e però facilmente soggetta ad errore), colla quale si è proceduto finora nella valutazione dei suddetti scostamenti.
- Infine si adottò un cannocchiale da collocarsi sopra la spranga di coda per allineare quella di testa sopra mire poste sulle spranghe e mire speciali da centrarsi in determinati punti della traccia della Base, per sopprimere in buona parte l’impiego del teodolite come allineatore delle spranghe il quale spesso, o per soverchia distanza o per improprie condizioni di tempo e di luogo, risponde imperfettamente o troppo lentamente al suo scopo.
Le operazioni preparatorie per la misura non differirono sostanzialmente da quelle occorse nelle altre consimili occasioni; fu ottenuta la visibilità fra i due estremi della Base tagliando un buon numero di alberi ed arboscelli e quindi fissato l’allineamento provvisorio mediante molti pali e picchetti numerati, usando a tal uopo un piccolo teodolite Salmoiraghi e partendo dai due estremi e dal punto di mezzo. Contemporaneamente, sopra i segnali piramidali di granito esistenti a ciascun estremo, fu eretto un solido ed alto pilastrino in muratura, il quale fu contornato da una robusta impalcatura in legname onde potere con precisione e comodità collocare il teodolite sui centri stabiliti da Carlini nel 1833 ed eseguire l’allineamento di precisione. Fatta quindi una livellazione della traccia, furono tolte lungo la medesima le eccessive ondulazioni del terreno mediante opportuni movimenti di terra (Questi movimenti di terra sommarono in complesso a circa 4000 m3) studiati in modo da potere agevolmente traversare i fossi e le strade che si incontravano.
L’allineamento di precisione fu reso penoso dal fatto inatteso che le osservazioni antimeridiane sulla visuale fra i due estremi differivano alquanto ed in modo costante da quelle pomeridiane, fenomeno che potrebbe venire attribuito al trovarsi la traccia della Base in parte scoperta ed in parte fiancheggiata da alberi, di modo ché il raggio luminoso, dovendo attraversare strati di aria ora soleggiati ed ora in ombra, subiva delle rifrazioni laterali. Fortunatamente però l’orientamento della Base essendo quasi secondo il meridiano, il valore esatto della direzione, che per maggior sicurezza fu determinato con osservazioni notturne, corrispose al medio fra le osservazioni antimeridiane e le pomeridiane.
La Base venne divisa in sedici tratti di 160 spranghe o doppie tese ciascuno (oltre gli intervalli fra le spranghe misurati coi cunei), fatta eccezione per quattro tratti tre dei quali risultarono di 161 spranghe ed il quarto di 159. I punti di separazione fra i tratti vennero segnati su piastrine metalliche impiombate entro massi di granito murati a calcestruzzo.
Fra l’ottavo e il nono tratto, ossia approssimativamente al punto medio della Base, fu eretto un segnale in muratura sul quale vennero pure osservate visuali ai duo estremi ed ai punti circostanti di sviluppo.
Ogni tratto venne misurato una volta in andata da Sud a Nord ed una volta in ritorno da Nord a Sud (ad eccezione del primo tratto che venne invece misurato cinque volte da Sud a Nord) con tutte le dovute precauzioni, e traendo un sensibilissimo vantaggio dai miglioramenti introdotti negli apparati di misura dei quali già abbiamo tenuto parola.
La proiezione a terra dell’estremo della spranga, tanto al principio che alla fine della misura di un tratto, venne eseguita mediante l'apposito apparato panfocale già descritto costruito dalla Officina Salmoiraghi di Milano.
La misura ebbe principio il giorno 14 Agosto 1878 e terminò il 19 Ottobre 1978.
La lunghezza definitiva della Base del Ticino risulta:
l = 5130,50294 tese ± 0,00225 tese
il qual valore, moltiplicato per il rapporto legale precedentemente dato della tesa al Metro, cioè per 1,9490366 diviene, espresso in metri:
l = 9999,53801 metri ± 0,00439 metri
Misura della base di Ozieri (Sardegna)
Introduzione
Nel febbraio del 1879 la Direzione dell’Istituto topografico militare, dietro accordi presi dal Capo del servizio geodetico, colonnello Annibale Ferrero, colla Presidenza della R. Commissione geodetica italiana di cui egli era segretario, affidò al capitano di stato maggiore cav. Rodolfo Simi, coadiuvato dal tenente di fanteria Cesare Pavese, l’incarico di scegliere nella regione detta Piana di Ozieri il terreno adatto alla misura di una Base geodetica da riattaccare alla triangolazione della Sardegna, e di eseguirvi i lavori preparatori per questa misura. E poiché anche l’Amministrazione della R. Marina, interessata in tale operazione dalla utilità che ne traeva il R. Ufficio Idrografico per il rilevamento delle coste, concorreva nella spesa, fu aggiunto ai precedenti operatori il tenente di vascello cav. Carlo Mirabello per procedere d’accordo nei lavori e prendere parte alla successiva misura, la cui direzione fu pure affidata al cav. Giovanni Maggia allora maggiore di fanteria.
Una squadra di una ventina di soldati del genio, oltre ad un sergente ed un caporale, fu assegnata al capitano Simi per la esecuzione dei lavori manuali.
Scelta della località
Dopo varie ricognizioni, il tenente di vascello Mirabello ed il capitano Simi scelsero quella zona di terreno pianeggiante detta La Tola, che in direzione Est-Ovest si estende dalla stazione ferroviaria di Chilivani verso il paese di Ardara quasi parallelamente ed un poco a Sud della ferrovia Sassari - Chilivani.
Questa località, che dista solo otto chilometri circa da Ozieri, si prestava bene allo scopo perché quasi piana, di fondo arenoso, incolta, senza notevoli accidentalità di terreno e solo, attraversata verso il mezzo da un piccolo rigagnolo. Inoltre la prossimità della stazione di Chilivani facilitava il trasporto sul luogo del personale e del materiale occorrente ai lavori.
Uno degli estremi, quello Est, risultò a breve distanza (circa 300 metri) da Chilivani, e l’altro verso Ardara, e la rete di riattacco di questa Base alla triangolazione di 1° ordine appare di seguito.
Lavori preparatori e sistemazione degli estremi della Base
La lunghezza della Base fu fissata a circa 3200 metri e fu divisa in sei tratti contenente ciascuno un numero esatto di portate delle quattro spranghe e rappresentante il lavoro possibile di misura in una giornata.
Lungo il percorso fu fatta una livellazione del suolo e quindi eseguiti gli opportuni movimenti di terra onde preparare una conveniente traccia della larghezza di circa 1,50 metri.
A ciascun estremo venne murato sotterra entro un massiccio di calcestruzzo un cubo di granito della Maddalena e sopra questo, al di fuori, venne innalzato un segnale provvisorio di legno di forma piramidale portante sul vertice un ometto, pure di legno, terminante con punta metallica.
Sulle verticali delle due punte furono stabiliti gli estremi della Base individuati da due diametri ortogonali di una circonferenza incisi sopra una piastrina di bronzo impiombata sui cubi di granito sopra accennati.
I punti intermedi vennero analogamente stabiliti sopra cubi di granito più piccoli, pure murati a calcestruzzo nel terreno, e le operazioni di allineamento, per le quali fu adoperato un teodolite di Starke facendo ripetute stazioni agli estremi ed ai punti intermedi, non differirono sostanzialmente da quelle praticate in occasioni consimili.
Dopo compiuta la misura della Base ed eseguite le stazioni agli estremi, questi vennero ricoperti con appositi segnali.
II pezzo inferiore del pilastrino interno ha nella sua faccia inferiore due solchi ortogonali che isolano la piastrina e la proteggono rendendola ad un tempo facilmente visibile.
Sulla faccia orizzontale del pezzo superiore fu proiettato l’estremo della Base per centrarvi sopra il teodolite al momento di eseguirvi la stazione.
Misura della Base
La misura fu intrapresa a partire dall’estremo Est; ebbe principio il 24 maggio 1879, terminò il 13 giugno 1879, e ad essa presero parte i signori:
Maggiore Maggia cav. Giovanni, dell’Istituto Geografico Militare;
Tenente di vascello Mirabello cav. Carlo, dell’Ufficio Idrografico della R. Marina;
Ingegnere geografo Derchi Francesco, dell’Istituto Geografico Militare;
Capitano Simi cav. Rodolfo, dell’Istituto Geografico Militare;
Tenente Pavese Cesare, dell’Istituto Geografico Militare;
oltre alla squadra di soldati del genio che già aveva preso parte ai lavori preparatori.
I metodi di misura e le relative manovre di esecuzione furono analoghi a quelli praticati nella misura della Base del Ticino, colla sola differenza che nella operazione attuale si procurava, regolando convenientemente gli intervalli fra le spranghe, che l’estremo dell’ultima spranga di un tratto cadesse precisamente a piombo sul punto a terra estremo del tratto stesso, evitando così di leggere lunghezze sul regolo diviso dell’istrumento di appiombo.
Ogni tratto venne misurato una volta in andata ed una in ritorno.
il valore definitivo della Base risulta:
l = 1745,59507 tese (± 0,00093 tese)
il qual valore, moltiplicato per 1,9490366, rapporto legale della tesa al metro, diviene, espresso in metri
l = 3402,22868 metri (± 0,00181 metri)


