L'Istituto Topografico Militare inizia con un fascicolo del 1875, una serie di pubblicazioni per conto della Commissione Italiana per la misura dé gradi in Europa, ad esporre i lavori geodetici compiuti a questo scopo dall'Istituto stesso a partire dal 15 maggio 1859, data che possiamo indicare come di avvio della Rete geodetica fondamentale in Italia.
Il fascicolo contiene non solo gli studi fatti sull'apparato di Bessel per dedurne le costanti necessarie alla misura delle Basi geodetiche eseguite con l'apparato stesso, ma anche la misura delle Basi geodetiche di Foggia, Napoli, Catania, Crati e Lecce.
Misura della base geodetica di Foggia
Scelta del Sito
Alla scelta del sito ed alla misura di una base in Puglia fu delegato nel 1858 dall'Ufficio Topografico di Napoli il Professore di Geodesia SCHIAVONI coadiuvato dagli Ingegneri DE VITA, MARANGIO e D'ATRI, e dall'aspirante Ingegnere DEL GIUDICE.
Per quanto riguarda la regione prescelta, le condizioni di essa erano legate alla natura dei problemi, alla cui soluzione la misura della base doveva servire di fondamento, cioè:
- Sviluppo delle reti trigonometriche necessarie alla levata topografica.
- Confronto con la base di Castelvolturno.
- Misura di archi di parallelo e di meridiano.
La regione delle Puglie si prestava bene alle condizioni assegnate, e solo rimaneva a fissare la linea di misura più conveniente alla buona riuscita del lavoro, ed al più semplice ed acconcio passaggio dagli estremi della base ai punti trigonometrici della grande rete di 1° ordine.
I punti trigonometrici di 1° ordine appartenenti alla grande rete erano designati, come vedesi nella Tav. VI, da punti singolari Montenero, Montedoro, Foggia, Biccari.
Essi, benché abbastanza elevati per concorrere alla configurazione generale della rete chiudono in mezzo un esteso terreno leggermente ondulato; e movendo da punti estremi Biccari, Montenero il primo alto 1154 metri dal mare, il secondo 1011 metri, s'incontra a metà di distanza la linea Montedoro - Foggia, linea che segnando a Montedoro una elevazione di 203 metri, va gradatamente scemando, e si riduce a soli 73 metri a Foggia alla distanza di 24000 metri, per poi discendere al mare nel golfo di Manfredonia.
Questa direzione poteva servire quindi bene alla traccia della misura di base da effettuarsi, purché il terreno presentasse qualche accidentalità atta a favorire la formazione dei triangoli di congiunzione in maniera che le visuali non riuscissero troppo radenti il suolo, circostanza che producendo oscillazioni sensibili nella collimazione dei punti, avrebbe formato ostacolo alla esatta determinazione di essi.
Tenendosi quindi parallelamente alla linea Montedoro - Foggia, che procede da N.O. a S.E. si prescelsero a nord della linea stessa gli estremi della base distanti l'uno dall'altro di 4000 metri circa, e con le quote di 78 metri l'uno e di 68 l'altro da congiungersi ai punti Motta e Nocelli, che a loro volta potevano immediatamente unirsi ai segnali trigonometrici della grande rete, producendo un grafico, in cui, come vedesi, la successione dei triangoli offre sufficienti controlli, ed ognuno di essi ad onta del graduale ingrandimento mantiene una forma conveniente. I punti stessi di passaggio rappresentando delle accidentalità spiccate in quel terreno, che in generale mostrasi leggermente ondulato, impediscono che le visuali dall'uno all'altro siano di troppo radenti il suolo.
Infine la vicinanza del mare ed il terreno sgombro da quel lato favoriva anche la determinazione, a partire dal livello medio del mar, delle altezze dei punti estremi della base e poscia degli altri punti trigonometrici.
Operazioni preliminari
Da quanto si è detto finora risulta, che le operazioni preliminari a compiersi sul terreno destinato alla misura di una base avevano un doppio scopo, cioè: procurarsi una origine per le quote dei punti trigonometrici in generale, gli estremi della base compresi, ed apparecchiare tutto il necessario per ben procedere alla misura della base stessa.
Per ciò che rifletteva l'origine delle quote si stabili un flussometro a Manfredonia fornito di apparecchio registratore, e perché si potesse da esso passare sugli estremi della base, si scelsero due punti Tufara e Motta, sui quali furono costrutti appositi segnali. Un altro segnale fu costrutto a Torre del Fico in vicinanza del flussometro stesso, e si eseguirono osservazioni zenitali contemporanee sui tre segnali dai sig.ri DE VITA, MARANGIO e D'ATRI, i primi due con strumenti universali di ERTEL di 12 pollici di diametro ed a microscopi micrometrici, e l'ultimo con istrumento GAMBEY di 10 pollici doppio moltiplicatore.
I cerchi zenitali di questi strumenti furono accuratamente studiati, e determinate con la cura stessa le parti delle livelle.
Nei giorni 15 e 30 Giugno 1858 seguirono le osservazioni di marea precedute da uno studio preparatorio del flussometro, del quale si regolò l'andamento mettendo in relazione il suo congegno di orologeria con apposito cronometro.
I particolari di tali operazioni troveranno luogo più acconcio quando si esporranno i lavori eseguiti per le determinazioni altimetriche dei vari punti trigonometrici e controlli relativi . Per ora ci contenteremo di far noto, che con questo mezzo e con varie riprove potemmo ottenere le altezze assolute dei due estremi della base da misurarsi, cioè per l'estremo S.E. 68,32 metri e per l'estremo N.O. 77,75 metri.
Gli altri lavori di apparecchio si riferiscono direttamente alla misura della base, ed innanzi tutto, si rimossero gli impedimenti, che si incontravano nel percorrere la linea designata per la misura, procedendo dall'estremo S.E. all'estremo N.O. mercé riempimenti ed escavazioni, e costipando poscia convenientemente il terreno.
A questo modo si ottenne una traccia larga circa 5,30 metri che presentava una via comoda, e di dolcissimo pendio a partire dall'estremo S.E., e per circa metri 3400 di percorso, per poi salire più ripidamente fino a raggiungere l'estremo N.O.
Eseguita la traccia si dette opera alle costruzioni necessarie a stabilire saldamente la posizione dell'estremo S.E., che consistettero in una solida fondazione di tufo condotta fino a fior di terra, e di sopra il letto destinato a sostenere la lapide avente in mezzo incastrato un cono di bronzo.
Il pilastrino, che ivi si scorge, non che il casotto costrutto a garanzia dell'estremo stesso, furono opere eseguite in epoca posteriore alla misura della base.
Durante l'esecuzione della misura fu assicurato allo stesso modo l'estremo N.O., e fra i due estremi usando le stesse precauzioni si stabili un punto intermedio, su cui si arrestò la misura per quindi proseguirla verso l'altro estremo.
Perché si potesse procedere con sicurezza e comodità all'allineamento delle spranghe di misura fu costruita in muratura una serie di pilastrini bassi da permettere il passaggio delle spranghe di 300 in 300 metri circa, sorpassando gli estremi stessi della base al fin di comprendere questi nell'allineamento generale pur rimanendoli liberi per l'operazione della misura. Per mezzo di un teodolite si piantarono su questi pilastrini chiodi a testa di ottone col centro compreso nel piano verticale d'allineamento descritto dall'asse ottico del teodolite medesimo.
A proteggere dalle intemperie gli uomini, l'apparato ed il materiale tutto necessario alla misura, furono costruite apposite baracche, in guisa da potersi facilmente condurre da un luogo all'altro.
In fine ricorderemo qui che prima di dare principio alla misura della base si ripeterono i paragoni delle spranghe fra di loro.
Tutte queste operazioni ebbero principio il giorno 15 Maggio 1859 e terminarono il 20 Luglio dell'anno stesso.
Esecuzione della misura
La misura sul terreno a partire dall'estremo SE ebbe principio il giorno 21 Luglio 1859 e le operazioni furono condotte nel seguente modo:
- Il Prof. SCHIAVONI col teodolite Reichenbach collocato sul I° pilastrino guidava l'allineamento.
- I rimanenti Ingegneri addetti alla misura provvidero affinché le quattro spranghe fossero collocate in perfetto allineamento, e con gli estremi convenientemente staccati l'uno dall'altro, e disposte a partire dall'estremo SE con la successione 0, I, II, III.
- Compiuta quest'operazione gli ingegneri stessi procederono contemporaneamente alla lettura dei termometri metallici ed intervalli così distribuiti.
MARANGIO leggeva l'intervallo fra le spranghe 0 ed I , ed il termometro metallico della spranga 0.
DE VITA leggeva l'intervallo fra le spranghe I e II ed il termometro metallico della spranga I.
D'ATRI leggeva l'intervallo fra le spranghe II e III ed il termometro metallico della spranga II.
Compiuta questa operazione i tre osservatori presero successivamente il posto l'uno dell'altro, in modo che i termometri metallici ed intervalli ora menzionati furono osservati tre volte con tre cunei diversi .
Si notarono infine le indicazioni fornite dalle singole livelle.
In seguito furono rimesse le spranghe 0, I, II, e si collocarono con le stesse precauzioni innanzi alla III, ripetendo le osservazioni come precedentemente fu detto.
Questo metodo fu tenuto costantemente per tutta la misura, la quale a causa del tempo piovoso non potette procedere in modo affatto continuo, e fu varie volte interrotta.
Il 9 Agosto 1859 si raggiunse il punto intermedio, e si continuò verso l'estremo N.O. però altre cause d'interruzione si presentarono. I due ingegneri MARANGIO E D'ATRI furono attaccati da febbre miasmatica, e l'ultimo si aggravò in modo da non poter proseguire il lavoro.
Allora all'opera di D'ATRI provvide lo stesso Prof. SCHIAVONI facendosi in parte sostituire dall'Aspirante Ingegnere DEL GIUDICE nelle operazioni di allineamento.
Col giorno 7 Ottobre 1859 si raggiunse l'estremo N.O.
L'aria malsana dei piani di Puglia, le malattie per essa sofferte da buona parte del personale, e la stagione già inoltrata consigliarono di rimettere al prossimo anno la seconda misura della base, e solo si ebbe cura affinché tutto si ritrovasse in ordine nel ritorno. Perciò si protessero gli Estremi con apposita costruzione in muratura, che fu poi ricoperta di terra, e l'apparato con tutti gli altri istrumenti ed utensili inerenti fu consegnato al Capitano MIRAGLIA del Genio Militare di residenza a Foggia, e conservato in apposito locale denominato la Civitella. Ivi si riprese tutto nel venturo anno; però il personale addetto alla misura subi qualche modificazione per essere l'ingegnere D'ATRI rimasto in Napoli convalescente, e l'aspirante ingegnere DEL GIUDICE destinato altrove. Essi furono sostituiti dall'ingegnere CORBARA, e dall'aspirante ingegnere ARABIA; il primo coadiuvò nella misura le operazioni di allineamento, ed il secondo attese essenzialmente ai lavori di calcolo.
La seconda misura a partire dall'estremo N.O. ebbe principio il 17 Aprile 1860, dopo di aver provveduto alla ricostruzione dei pilastrini di allineamento, che si trovarono quasi tutti abbattuti, e scoperto l'estremo N.O. ed il punto intermedio. Si provvide inoltre alla custodia dell'apparato e degli estremi con apposita guardia, che alloggiava in una delle baracche costruite l'anno precedente.
Attese all'allineamento il Prof. SCHIAVONI coadiuvato dall'ingegnere CORBARA, e l'istesso Prof. con gli ingegneri MARANGIO e DE VITA misurarono i termometri metallici ed intervalli col metodo stesso tenuto nell'anno precedente.
Il punto intermedio fu raggiunto il giorno 23 Maggio 1860, e l'estremo S.E. il 16 Giugno 1860. In tutto questo tempo avvennero molte cause di interruzioni, fra le quali bisogna annoverare il cattivo tempo come la più comune; ad ogni modo con tempo favorevole si misurarono circa 120 tese al giorno.
Intanto per quell'anno le operazioni geodetiche in seguito a superiori disposizioni furono sospese, e compiuta la misura il personale terminò il suo compito col proteggere gli estremi della base ed il punto intermedio, come si praticò l'anno precedente, cioè ricoprendo le lapidi sulle quali erano incastrati i coni di bronzo con muratura di tufo, che a sua volta fu coperta di terra.
Nel 1864 quando si ripresero i lavori geodetici in quella regione , si scopersero di nuovo gli estremi, e su di essi si piantarono dei pilastrini di pietra forati nel mezzo. L'asse del foro era determinato da una linea verticale compresa fra il vertice del cono di bronzo ed il buchetto di un disco metallico incastrato sulla faccia superiore del pilastrino e dal quale poteva passare e rimanervi sospeso il filo a piombo . Inoltre alla base di ogni pilastrino e su ciascuna faccia si praticarono delle aperture, dalle quali potendo scorgersi il cono indicante l'estremo, si era in grado anche di assicurarsi che il filo a piombo rimaneva in corrispondenza esatta del vertice del cono stesso.
Su questi pilastrini furono centrati i Teodoliti per procedere alla triangolazione trigonometrica, ed al termine di essa con piramidi di fabbrica si protessero di nuovo pilastrini ed estremi.
Infine nel 1869 il Capitano di Stato Maggiore DE VITA con l'incarico di procedere alla congiunzione della nostra rete delle Puglie con le coste Dalmate ebbe anche l'altro di visitare gli estremi della base di Foggia, e di costruire a riparo di essi dei casotti in fabbrica, che potessero servire anche da segnali trigonometrici.
Il predetto Capitano trovò gli estremi ben conservati e procedette alla costruzione dei casotti.
L'estradosso della volta, che ne forma il coperto, fu costrutto di forma piramidale col vertice messo a piombo perfetto del cono; le facce delle piramidi furono ricoperte di tegole poste in calce. Infine furono incastrate sui due casotti apposite lapidi di m. 1,00 per 0,80 portanti conveniente iscrizione.
Lunghezza della base misurata
La lunghezza della base proiettata all'orizzonte ed al livello medio del mare risulta di 2016,569719 T.
Brevi notizie sulla situazione topografica dei punti trigonometrici
Estremo Nord - Ovest della base (Altezza approssimata dal mare 78 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sotto forma di casotto per custodire la lapide contenente il punto trigonometrico a 1,5 km Sud-Est dalla Masseria Schifata ed a circa 9 km Nord-Est da Lucera.
Estremo Sud - Est della base (Altezza 68 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura simile all'altro estremo, lontano 1,5 km Nord-Ovest dalla Masseria Mari ed a circa 12 km Sud - Est da Lucera.
Casina Nocelli (Altezza 105 metri, suolo della casa)
Pilastrino sul prospetto della casa nella pianura all'Est-Sud-Est di Lucera, da cui dista circa 7,5 km sulla via carreggiabile da Lucera a Foggia.
Montedoro (Altezza 204 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sull'altipiano a Nord-Ovest di Lucera, da cui dista un'ora.
Motta o Tavernola (Altezza 49, suolo della casa)
Pilastrino sul prospetto della casa a Nord-Nord-Ovest da Foggia, da cui dista due ore.
Foggia (Altezza 74 metri, suolo della strada)
Pilastrino sulla torre del telegrafo ad asta, ovvero Campanile di S. Domenico.
Biccari (Altezza 1151 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura a Sud-Ovest del paese di tal nome, sul monte chiamato nella Carta monte Cornacchia. Dista dal paese un'ora e mezzo circa.
Ruccolo (Altezza 888 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sul monte di tal nome , appartenente al comune di Casacalenda, da cui dista due ore circa.
Serracapriola (Altezza 270 metri, suolo del cortile)
Pilastrino sul Castello Ducale situato in alto del paese.
Montenero (Altezza 1011 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sulla più alta cima del monte di tal nome , a Nord-Est da San Marco in Lamis, da cui dista due ore circa.
Monte Sant'Angelo (Altezza 854 metri, piede del segnaletto)
Segnaletto in muratura sulla più alta torre del Castello diruto , che domina il paese di tal nome.
Torre - Pietre (Altezza 1,4 metri, scalino d'ingresso)
Pilastrino sulla torre di tal nome presso il lago di Salpi
Cerignola (Altezza 123 metri, soglia d'ingresso)
Pilastrino sulla torre dell'Orologio nel centro del paese
Ascoli (Altezza 506 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sul monte Carpiniello al Sud di Ascoli Satriano, da cui dista circa un'ora
Termoli (Altezza 34 metri, piede della Torre)
Segnale in muratura sul Torrione diruto alla spiaggia del paese
Tremiti (Altezza 116 metri, piede del segnale)
Segnale in muratura sull'isoletta S. Domino, posto sulla cima del poggio boscoso verso Sud-Ovest dell'isoletta stessa
Giovannicchio (Altezza 779, piede del segnale)
Segnale in muratura sulla cima del monte che porta questo nome, e che fa parte del sistema montuoso del Gargano a Sud-Est di Vico del Gargano, da cui dista tre ore circa.
Lissa (M. Hum, Altezza 586 metri)
Punto più alto dell'isola, distante 2.5 - 3 ore dal capoluogo. Il punto trigonometrico dista pochi metri Est-Nord-Est dall'asta del telegrafo semaforico di Monte Hum, ed è segnato per mezzo di un cono metallico incastrato in una lapide a 0,42 metri sotto il suolo. Per eseguire le osservazioni fu costruito sul punto un pilastrino in muratura con apposita iscrizione, sormontato da una lastra di pietra di forma quadrata.
Misura della base geodetica di Napoli
Scelta del siti e stabilimento degli estremi della base
La base di Napoli fu misurata in Ottobre del 1862 sotto la direzione del Prof. SCHIAVONI per servire di appoggio ad una triangolazione compiutasi nell'intendimento di fornire punti trigonometrici acconci alla levata della città; non poteva perciò giacere a grande distanza dalla città stessa, ed il sito più conveniente era designato naturalmente dalla regione S.E. dove le colline, che ricingono strettamente l'abitato, vanno gradatamente slargandosi e lasciano scoperto un piano abbastanza esteso adatto al nostro scopo, e dal quale la città tutta scorgesi disposta ad anfiteatro coi suoi principali punti caratteristici.
Fatto intanto un esame accurato della località si ritenne come sito più conveniente quello delle paludi, che corrispondeva alla traccia già incominciata e poscia dismessa di un progetto di ferrovia per le Puglie.
Su di questo terreno all'estremità S.O. che è verso Napoli, si pose alla profondità di 2 metri, poggiandosi sul sodo, una grande lapide, la quale ha sopra e nel mezzo il solito cono di bronzo, il vertice del quale segna uno degli estremi della base. L'altro estremo cioè N.E. fu assicurato allo stesso modo e giace nel punto, in cui la traccia della ferrovia incontra la strada del Pasconcello in vicinanza del ponte in ferro.
Siffatte lapidi furono assicurate lateralmente e superiormente con fabbrica e riportati a piombo i rispettivi vertici dei coni sul suolo della strada, mercé un disco di ottone incastrato anch'esso su di una lapide. Con ciò si rendevano visibili gli estremi e corrispondenti al piccolo foro dei due dischi.
La distanza fra gli estremi fu tenuta di circa 700 metri, lunghezza più che sufficiente a servire d'appoggio alla piccola rete da svilupparsi.
Sviluppi della rete circostante alla base
Per effettuare lo sviluppo della rete circostante alla base si prescelsero altri due punti, cioè lo spigolo esterno N.O. della Chiesa ai Granili ed il fumaiuolo della vicina fabbrica di Candele, e partendo da questi punti e con gli estremi stessi si sviluppo mano mano una rete di 1° ordine a piccoli lati, che sottoposta a compensazione servì poscia di appoggio sicuro per la determinazione di tutti i punti bisognevoli alla levata della città e zona circostante.
La base di Napoli intanto per il metodo di misura eseguito, potendo concorrere con le altre a fornire confronti di lati della grande triangolazione di 1° ordine, era necessario sviluppare a tratti più estesi la rete di collegamento ai punti, che vi si riferiscono. Questo fatto si scorge a tutta prima con la semplice ispezione della Tavola successiva, in cui è delineato il grande poligono di 1° ordine intorno ai Camaldoli di Napoli, ed a tratto più sottile gli altri punti, cioè Cancello, Somma, Specola, Ufficio, ecc . , che collegati vengono nel modo più diretto possibile alla base.
La Tavola successiva offre la delineazione a scala maggiore della rete di collegamento, che s'intenderebbe di adottare passando dagli estremi della base al lato Candele - Granili; e con quadrilateri successivi da Candele - Granili a Specola - Officio; da Specola - Officio a Camaldoli - Granili, e finalmente da Camaldoli - Granili a Cancello - Somma, punti che sono direttamente legati al triangolo di 1° ordine Camaldoli - Taburno - S. Angelo a Tre Pizzi.
Ogni quadrilatero di passaggio fornisce un lato di ritorno ed i triangoli che ne risultano, tenuto conto della giacitura del terreno, e delle esigenze speciali al nostro caso particolare, sono abbastanza ben conformati ; ed inoltre le visuali fra i punti traversando il terreno ad altezza sufficiente, diminuiscono perciò l'inconveniente delle immagini oscillanti, che si produrrebbero se fossero troppo radenti il suolo.
Fra i punti trigonometrici intanto che fan parte della rete di collegamento merita speciale menzione il segnale di Monte Somma, il quale è poggiato su terreno vulcanico, e giace a poca distanza dal cratere, nel mezzo del quale sorge il cono vesuviano.
A questo proposito ci giova fare le seguenti riflessioni.
- Che il Monte Somma benché strettamente unito al Vesuvio non ha mai accennato a movimento di sorta.
- Che sul Vesuvio stesso un punto trigonometrico ivi esistente, ed in vicinanza del quale avvennero conflagrazioni vulcaniche, si trovò nella perfetta posizione che antecedentemente aveva rispetto agli altri punti trigonometrici , tanto azimutalmente che zenitalmente. Questo punto denominato Punta del Palo vedesi segnato nell'annesso piano.
- Supposto che nell'avvenire il suolo, su cui poggia il segnale di Monte Somma, abbia a sperimentare un movimento, col determinare di nuovo il punto trigonometrico, la differenza sulla primitiva determinazione, fatta la parte conveniente a quanto può attribuirsi agli errori di osservazione, potrà far conoscere anche la natura del movimento avvenuto.
- Infine torna qui acconcio manifestare di volo come sarebbe opportuno allo studio che si riferisce ai cangiamenti possibili della forma del suolo l'avere una livellazione di precisione, condotta su vari punti del monte legata a punti fissi ed invariabili.
Esecuzione della misura
Premesse queste considerazioni ritorniamo al fatto speciale della nostra misura.
La traccia da percorrere onde effettuarla non aveva bisogno di apparecchio alcuno, se si eccettui la costruzione di un ponticello a metà di distanza dagli estremi composto di tavole, lungo meno di due tese; inoltre sul prolungamento degli estremi ed a distanza di 300m da essi si costruirono due pilastrini necessari a ben condurre l'allineamento. Un altro per l'istesso scopo fu costrutto fra gli estremi stessi, basso abbastanza per dar passaggio alle spranghe dell'apparato. Su tutti e tre si segnò con chiodo il punto compreso nell'allineamento, che fu stabilito mediante un teodolite.
Tutto ciò preparato si procedette alla misura della base cominciando dall'estremo N.E., ed il metodo tenuto può riassumersi così:
- L'Ingegnere ARABIA incaricato dell'allineamento accentrò il teodolite sul pilastrino di mezzo in corrispondenza del chiodo, e dirigendo l'asse del cannocchiale sul pilastrino N.E. in corrispondenza dell'altro chiodo ivi infisso, otteneva la direzione, alla quale dovevasi necessariamente assoggettare le spranghe.
- Posta la spranga 0 col suo estremo posteriore a piombo dell'estremo N.E. della base, fu allineata mercé il teodolite; successivamente si allinearono poscia per ordine le altre spranghe, ed eseguita la lettura delle livelle, si procedette a quella de' termometri metallici ed intervalli fra le spranghe. Queste operazioni si effettuarono contemporaneamente da tre operatori sulle prime tre spranghe, cioè dai Prof. SCHIAVONI, Luogotenente di Stato Maggiore DE VITA ed Ingegnere Geografo D'ATRI, i quali dopo aver ripetuto le letture permutavano di sito, di modo che ognuno di essi ha successivamente occupato tutte e tre le posizioni, ed in sostanza la base con siffatto metodo, facendo un' andata ed un ritorno, trovasi di fatto misurata 12 volte.
- Eseguita la prima battuta si tenne ferma l'ultima spranga, e le altre tre furono successivamente recate avanti ed allineate al modo medesimo , procedendo poscia come prima alla lettura delle livelle e dei cunei.
- Proseguendo alla maniera indicata fino al termine della giornata di lavoro, si stabiliva il punto a terra segnandolo con precisione per mezzo del congegno descritto al N. 5 sulla testa di un picchetto di quercia solidamente confitto nel suolo. Il punto a terra durante l'interruzione di lavoro era guardato da due persone, e le spranghe venivano conservate in un locale vicino.
- Nella seconda giornata si riprese il lavoro, partendo dal punto a terra al modo stesso come nella prima giornata si fece muovendo dall'estremo N.E.; fu cambiata soltanto nelle ultime ore di lavoro la posizione del teodolite d' allineamento , che dal pilastrino di mezzo passò su quello situato sul prolungamento della base verso S.O. Al termine del lavoro della giornata si collocò il punto a terra e si presero le precauzioni stesse della sera precedente.
- Nella terza giornata si giunse con la spranga I un po al di là dell'estremo S.O. della linea di base e l'eccesso della misura fu con molta cura riportato su di una riga di acero, la quale assoggettata al comparatore di TROUGTHON forni in linee francesi la quantità da sottrarsi dalla intera misura.
Come scorgesi, la prima misura della base fu compiuta in tre giorni, cioè 16 , 17 е 18 Ottobre 1862 nei quali si lavorò in media 5 ore al giorno, misurando circa 23 tese in un'ora.
La seconda misura che procedette dall'estremo S.O. verso N.E. fu condotta al modo stesso nei giorni 28, 29 e 30 Ottobre 1862; il lavoro medio fu anche di 5 ore al giorno, e di 23 tese ad ora, si sorpassò pure di poco l'estremo N.E. con la spranga I, e se ne misurò a parte la lunghezza nel modo precedentemente indicato per poi sottoporla al comparatore di TROUGTHON.
Però essendosi il personale accresciuto del Luogotenente di Stato Maggiore MARANGIO; così il Professore SCHIAVONI si occupò della sola Direzione complessiva del lavoro, ed affidò la lettura del cuneo al nuovo venuto.
Lunghezza della base
La lunghezza definitiva della base proiettata al livello medio del mare risulta di 340,224700 T.
Misura della base geodetica di Catania
Ragioni che promossero la misura di una Base in Sicilia
I lavori di triangolazione esistenti in Sicilia prima del 1865 poggiavano su di una base geodetica misurata nel 1818 alla foce del fiume Volturno con una catena d'acciaio costruita da BERGE. Il metodo di misura, e la lunga successione di triangoli che separava questa base dalla Sicilia, rendevano conveniente l'esistenza di una base speciale nell'Isola. La convenienza divenne poi un bisogno, quando nel 1864 per accordi internazionali fu stabilito che una parte delle reti geodetiche italiane dovesse concorrere alla misura di archi terrestri. Queste ragioni determinarono il Tenente Generale march. Ricci, allora Capo dell'Uffizio superiore di Stato maggiore, di far procedere nel 1865 allo studio del terreno per la misura di una Base geodetica in Sicilia, a compiere la quale si aveva già a disposizione il noto apparato di Bessel.
Il Generale Ricci nell'affidarne l'incarico al Generale DE' VECCHI allora Colonnello Direttore dell'Ufficio tecnico di Stato maggiore, raccomandava pure di portare particolare attenzione sulla Piana di Catania poiché questa regione si mostrava a tutta prima maggiormente adatta alla misura di una base (Queste notizie e le altre che seguono relative alla riconoscenza del terreno e condotta generale dei lavori sono tolte dal Rapporto fatto nel 1866 dal Gen. Ricci a S.ª E.ª il Ministro della Guerra).
Riconoscenza del terreno
Il Direttore Colonnello DE' VECCHI si recò egli stesso in Sicilia; i suoi accurati studi confermarono le fatte previsioni, e la Piana di Catania fu ritenuto il luogo più opportuno alla misura di una base geodetica. Infatti quella regione è eccezionale nell'Isola per la sua estensione pressoché piana, e per la giacitura del terreno quasi orizzontale; inoltre essa si prestava bene al collegamento della base alla triangolazione di 1° ordine, potendo ivi svilupparsi senza gravi difficoltà una rete trigonometrica a triangoli ben conformati e gradualmente ingranditi, fino a raggiungere almeno un lato della grande rete, lato che nel fatto presentò anche il vantaggio di avere un estensione limitata, rispetto alle lunghezze ordinarie delle rimanenti linee trigonometriche di 1° ordine. Infine la Piana di Catania è compresa pure nella zona meridiana di Capo Passero, entra quindi come parte integrante della rete che dovrà servire alla prima misura di un arco meridiano in Italia.
Scelta del sito
Il lato trigonometrico da collegarsi alla Base era Perriere - Montirossi, Perriere alto dal mare 91 metri circa, e Montirossi 948 metri. Il numero considerevole di canali e torrenti che intersecano la Piana di Catania, gli stagni, le paludi, il lungo serpeggiare del fiume Simeto, e la regione montuosa che diventa sensibile prima di raggiungere la metà del lato indicato a partire da Perriere, non permisero di tracciare la base verso il mezzo dell'accennato lato di 1° ordine, in modo da rendere simmetrica la rete interposta fra esso e la Base, e fu gioco forza mantenersi nello spazio compreso fra le due masserie Perni e Gerbini nel tenimento di Paterno. Ora se questo spazio non favoriva la perfetta eleganza, era però convenientissimo perché scevro di accidentalità ed ondulazioni, e con pendenza adatta alla natura dell'apparato; inoltre le altre condizioni imposte da un buon collegamento venivano pure soddisfatte, in esso fu quindi scelto il sito di misura di una Base geodetica lunga circa 3700 metri, la di cui rete di collegamento vedesi delineata nella Tavola successiva.
Tutto questo studio duro 8 giorni cioè dal 21 al 28 Gennaio 1865.
Lavori preparatori
Ultimata così la riconoscenza del terreno, scelto il sito della misura, fatto il progetto di collegamento alla rete di prim'ordine ed ottenuta la superiore approvazione per l'esecuzione dei relativi lavori, il Colonnello Direttore ordinò il cominciamento di essi e ne affidò la speciale direzione al Capitano MARANGIO, avente a collaboratori i Capitani DE VITA ed OSIO, e l'ingegnere geografo D'ATRI.
Il giorno 24 Marzo 1865 si dette opera ai lavori di preparazione del terreno, e dopo un grossolano allineamento per una lunghezza di circa 3700 metri si aprì una traccia della larghezza di 3 metri sufficiente quindi alla manovra dell'apparato. Lo spazio ivi compreso fu regolato in guisa da presentare un tutto egualmente inclinato su terreno battuto e comodamente praticabile. Un drappello di pochi soldati di fanteria sotto la sorveglianza di un caporale e due zappatori del Genio compì questo lavoro in 15 giorni.
Immediatamente dopo si dette opera alla fondazione degli estremi della base, cioè quello di Gerbini a Sud-Ovest e Perni a Nord-Est. Si scavò perciò sul posto destinato a ciascuno estremo, un fosso di 3 metri, 50 di lato per 1 metro di profondità, dove rinvenuto un suolo abbastanza sodo vi si costruì sopra un masso di fabbrica alto 0,7 metri. All'estremo Sud- Ovest e sulla faccia superiore di questo masso fu incastrata una lapide in pietra da taglio di 1 metro di lato avente in centro solidamente fissato un cono di bronzo indicante l'estremo stesso.
Una lapide analoga col cono si collocò parimenti all'estremo Nord - Est quando però con la prima misura, avendo proceduto abbastanza, si era a poca distanza da questo estremo, e ciò al fine di fissare la lapide in maniera da esser sicuri che il capo dell'ultima spranga riuscisse di poco discosto dal relativo estremo della base. Le due lapidi rimangono a fior di terra e portano incisa una iscrizione atta a contrassegnarne lo scopo.
A fornire l'allineamento successivo dell'apparato con gli estremi, furono costrutti di 300m in 300m dei pilastrini provvisori in muratura, in tutto 14, dei quali due rimanevano sul prolungamento della base. Essi erano abbastanza bassi da permettere il passaggio delle spranghe; e poiché sopra ciascuno doveva successivamente collocarsi il Teodolite per guidare l'allineamento durante il cammino delle spranghe, così i punti di accentramento del Teodolite furono determinati con precedenza e segnati con tutta precisione sopra ciascuno. Infine trasportato l'apparato in vicinanza dell'estremo S.O. si eseguirono, prima d'incominciare la misura, una serie di esperienze per la ricerca delle costanti necessarie alla riduzione delle singole spranghe all'orizzonte. Queste esperienze delle quali tratteremo di qui a poco, furono poscia ripetute alla fine della misura.
Esecuzione della misura
Col giorno 13 Aprile 1865 si diede cominciamento alla misura della base. I termometri metallici erano letti dai Capitani MARANGIO e DE VITA, e dall'ingegnere D'ATRI. Il Capitano OSIO guidava l'allineamento servendosi di un Teodolite di REICHENBACH di 32 centimetri di diametro collocato successivamente sui pilastrini all'uopo costrutti, a principiare da quello posto sul prolungamento dell'estremo Gerbini a S. O.
Ecco intanto il procedimento tenuto:
- L'estremo fisso della spranga 0 fu messo a piombo dell'estremo Gerbini, allineando la spranga sull'opposto estremo Perni. Con l'allineamento stesso ed alquanto distaccate le une dalle altre furono collocate le altre tre spranghe; immediatamente dopo e su ciascuna di esse, si posero in mezzo le bolle alle rispettive livelle, e si notarono le indicazioni della scaletta.
- MARANGIO, DE VITA, D'ATRI osservarono contemporaneamente, prima il termometro metallico, poscia l'intervallo fra le spranghe 0 ed I, I e II, II e III, ne registrarono le relative letture e le rinnovarono, per poi mutarsi alternativamente di posto e ripetere le operazioni stesse. A questo modo la media lettura proveniva da 6 osservazioni , ed ogni operatore le faceva due volte tutte.
- Compiute le operazioni precedenti, le prime tre spranghe si allineavano innanzi alla quarta sotto il controllo del Capitano OSIO. Questa seconda situazione dell'apparato aveva le spranghe disposte così: III, 0, I, II. Si eseguiva quand'è accennato al n. 1, e ripetendo sempre le operazioni stesse si compiva il lavoro di una giornata che d'ordinario comprendeva 36 situazioni dell'apparato.
- Alla fine della giornata si fissava il punto a terra col solito congegno, si copriva tutto con una baracca di tela catramata, si tutelavano convenientemente gli estremi delle spranghe; ed ogni cosa si lasciava a custodia dei soldati addetti al lavoro.
- Così proseguendo si giunse il giorno 25 Aprile 1865 all'estremo N. E. ed il caso volle che l'estremo dell'ultima spranga adoperata cioè la I, corrispondesse esattamente alla verticale del cono di bronzo; sicchè la prima misura è costituita da un numero esatto di spranghe.
- La seconda misura parti dall'estremo N. E. il 25 Aprile 1865, e giunse all'altro estremo il 3 Maggio seguendo sempre il metodo già indicato; però la misura di ritorno, com'è d'altronde naturale, non risultò di un numero esatto di spranghe, e per raggiungere l'estremo S. O. si fece uso di una riga di vecchio legno su cui venne con precisione segnato l'intervallo interposto, e questa quantità addittiva campionata poscia in Ufficio, per mezzo del comparatore di TROUGHTON, risultò di 15,403 linee francesi. Infine a misura terminata si ripeterono, come già accennammo, le esperienze necessarie per la riduzione delle singole spranghe all'orizzonte.
Durante la misura della base si ebbero due giorni di pioggia; la durata complessiva del lavoro fu quindi di giorni 19, cioè si percorsero giornalmente circa 200 tese o 400 metri, tanto nell'andata che nel ritorno.
Livellazione - Costruzione di segnali sugli Estremi
Una livellazione trigonometrica fu eseguita a partire dal mare, nello scopo di ottenere le altezze assolute degli estremi della base; esse risultarono:
per l'estremo Gerbini o Sud-Ovest di 60,78 metri;
per l'estremo Perni o Nord-Est di 84,35 metri.
Tenuto conto dell'altezza di 0,8 metri delle spranghe sugli estremi, l'altezza media dal livello del mare della base misurata può ritenersi di 73,4 metri = 37,7 tese.
Compiuto tutto il lavoro di misura della base, si dette opera alla costruzione dei segnali sugli estremi, i quali dovevano servire alle osservazioni angolari ed in pari tempo a garantire gli estremi stessi. Essi son costrutti in muratura ed hanno secondo l'asse un vuoto tubulare, destinato a riportare verticalmente il vertice del cono di bronzo sulla faccia superiore del pilastrino di stazione, che è perciò sormontato da un dado di pietra basaltica, avente nel centro un disco metallico atto al passaggio del filo a piombo.
Alla base del segnale fu lasciato un vuoto interno a forma di volta, il quale fa da cappello alla lapide col cono di bronzo indicante l'estremo ; le aperture corrispondenti alle facce del segnale che servono, all'occorrenza, a verificare l'appiombo, vennero murate a lavoro compiuto . Tutto intorno ai segnali fu scavata una cunetta di scolo, ed infine furono pure costrutti dei cappelli piramidali di legno, i quali si collocavano sui pilastrini, quando questi venivano osservati dalle altre stazioni.
Lunghezza della base, e proiezione di essa all'orizzonte ed al livello medio del mare.
La base di Catania quindi proiettata all'orizzonte ed al livello medio del mare è lunga 1894,336110 tese.
Misura della Base del Crati
Riconoscenza del terreno
In conformità dei criteri stabiliti dalla Commissione italiana, una base geodetica doveva interporsi fra quella misurata a Foggia e l'altra misurata a Catania. Questa base intermedia doveva pure naturalmente soddisfare alla condizione di trovarsi a distanza pressoché eguale dalle altre due. La valle del Crati in Calabria si mostrava fin da principio opportuna allo scopo, fu oggetto quindi di particolare attenzione, quando venne riconosciuto il terreno per il lavoro generale di triangolazione. Una riconoscenza definitiva del terreno su cui doveva misurarsi la base e svilupparsi la rete di collegamento con la triangolazione di 1° ordine, fu pertanto presentata nel 1870 dal Maggiore CHIÒ di Stato maggiore, allora Direttore dei lavori geodetici di campagna; la tavola successiva mostra il risultato di questo lavoro. La linea di base lunga circa 3000 metri da N. O. a S. E. rimane a Sud della stazione ferroviaria di Buffaloria; dalla forma della rete di collegamento si rileva come le difficoltà del terreno fossero felicemente superate.
Approvato il progetto generale dei lavori geodetici da eseguirsi nel 1871, ne fu affidata la Direzione allo stesso Maggiore CHIÒ. Nel corso dell'anno si eseguirono le osservazioni angolari e si misurò la base geodetica, che forma oggetto della presente Relazione.
Personale addetto alla misura
Dalla totalità del personale posto sotto la Direzione del Maggiore CHIÒ fu distaccata per la misura della base del Crati una sezione diretta dal Capitano di Stato maggiore DE VITA, avente a collaboratori:
- Il Capitano PISTOJA di Stato Maggiore
- Il Luogotenente MAGGIA di Artiglieria
- Il Luogotenente SIMI di Artiglieria
- Il Luogotenente GIULIANO del Genio
inoltre furono addetti al lavoro 12 zappatori del Genio Militare ed un caporale dell'arma stessa.
Il giorno 15 Aprile 1871 tutto questo personale con l'apparato di BESSEL, gli strumenti ed attrezzi occorrenti erano riuniti sul luogo del lavoro.
Operazioni preliminari
La prima cura che ebbe il direttore speciale del lavoro, nel giungere sul sito, fu quella di rendersi esattamente conto della località, e ciò per fissare in modo definitivo la linea di misura, da potersi facilmente percorrere dall'apparato e con gli estremi distintamente visibili dai punti trigonometrici, ai quali la base doveva collegarsi.
Il risultato di questo esame riuscì soddisfacente, e solo fu necessario rimuovere due ostacoli cioè: un leggero avvallamento paludoso che traversato avrebbe la linea di misura, e provvedere alla visibilità di Schiavonia dall'estremo S. E. impedita da un bosco adiacente.
Il primo ostacolo fu rimosso mercé riempimento di terra ed un ponticello temporaneo; il secondo con l'eseguire un taglio nel bosco nella direzione da S. E. a Schiavonia.
Eliminate queste difficoltà fu definito il luogo preciso dove situare gli estremi della base, e s'incominciò dal termine S. E., il di cui basamento venne nel seguente modo costituito.
Si praticò nel suolo una escavazione di 4 metri di lato in quadro e 2 metri di profondità ed a consolidare il fondo vi si gettò una platea di calcestruzzo alta 0,50 metri, sulla quale indurita che fu, si sovrappose una fabbrica di mattoni fino a fior di terra. Nel mezzo della faccia superiore di questa fabbrica s'incastrò poi una lapide di forma quadrata, avente 0,80 metri di lato, l'altezza di 0,27 metri, fornita nel centro di una tabella di bronzo, donde sorge il piccolo cono indicante l'estremo della base.
All'estremo N. O. si preparò parimenti la platea e la fabbrica come all'altro estremo, riservandosi, come si è detto per le basi precedentemente descritte, di porre la lapide quando si fosse a poca distanza da questo estremo, evitando così il caso di dover in ultimo misurare a parte frazioni troppo grandi di spranga.
Eseguita intanto una livellazione fra i due estremi, e praticata una traccia nel verso della linea di misura larga 3 metri, ne venne alla meglio spianato e costipato il suolo, tanto per procurargli una pendenza possibilmente uniforme, e tale da non consentire una esagerata inclinazione alle spranghe, quanto per conferire al suolo medesimo sufficiente stabilità.
Secondo l'asse di tale traccia si costruirono i soliti pilastrini di allineamento con le avvertenze già altre volte indicate. Ed all'allineamento servi pure un Teodolite di REICHENBACH di 22 centimetri di diametro.
Prima di dar principio alla misura, che mosse dall'estremo S.E., si effettuarono le esperienze per la ricerca delle costanti necessarie alla riduzione all'orizzonte delle singole spranghe.
Esperienze simili furono fatte nell'ufficio di Napoli prima di partire per la campagna, e si ripeterono poscia allo stesso estremo S. E. nella misura di ritorno.
Di esse tratteremo specialmente di qui a poco.
Esecuzione della misura
La misura cominciò il 1 Giugno 1871 a partire dall'estremo S. E. Il procedimento relativo è stato già ripetutamente esposto nella descrizione delle altre basi, ci limitiamo perciò ad accennare soltanto alcune varianti che il Direttore speciale della misura stimò introdurre ad agevolazione del lavoro. Queste furono:
- Nel procedere all'allineamento, servendosi dei soliti pilastrini e del Teodolite accennato di sopra, la collimazione si effettuava mercé un segnaletto bianco posto sui pilastrini, avente forma cilindrica ed il diametro di 3 centimetri.
- I tre ufficiali collaboratori del Direttore, erano affatto nuovi al lavoro; il Capitano DE VITA quindi pure adoperandoli alla lettura dei termometri metallici ed intervalli fra le spranghe, ne rimpiazzava successivamente uno, e ciò per assicurarsi dell'esattezza della lettura. A questo modo il Direttore del lavoro contribui a tutte le osservazioni e potette anche constatare che i suoi novelli collaboratori osservavano con molta diligenza e precisione.
Le precauzioni solite furono prese per lo stabilimento del punto a terra alla fine di ogni giornata di lavoro.
Nel giorno 14 Giugno 1871 si giunse con la prima misura a circa quattro spranghe di distanza dall'estremo N. O.; si collocò il punto a terra, e con un nastro graduato si riportò dal punto a terra verso l'estremo N. O. la lunghezza di 4 spranghe; al punto d'arrivo si collocò il centro della lapide che fu fissata in calce e lasciata prosciugare e rassettare per qualche giorno.
Nel giorno 18 Giugno 1871 fu proseguita la misura e si giunse all'estremo N. O. con quattro spranghe meno una piccola frazione riportata su vecchio legno di bosso e che sottoposta poscia al comparatore risultò di 19,111 linee francesi.
Un procedimento eguale fu tenuto nella misura di ritorno, però sorpreso da febbre miasmatica il Capitano DE VITA, la direzione del lavoro rimase affidata al Capitano PISTOJA, ed al personale fu aggiunto il Topografo GARBOLINO.
Si ritornò sull'estremo S. E. il 4 Luglio 1871 sorpassandolo di una quantità pari a 65,215 linee francesi.
Con ciò la misura della base fu compiuta. Intanto possono tornare opportune le seguenti notizie:
- Si misurarono nel medio 144 tese al giorno.
- Le osservazioni su ciascuna situazione dell'apparato si compivano in 15 minuti, dei quali 10 erano impiegati all'allineamento delle spranghe.
- Tra le più alte e le più basse temperature di ogni giornata si è avuto raramente una differenza maggiore di 10° Réaumur.
- Alla prima misura occorsero 11 giorni di lavoro, per la seconda 10.
Segnali costrutti sugli Estremi
Sugli estremi furono costrutti dei segnali con muratura laterizia.
Il pilastrino che li sormonta fu protetto mediante una piramide laterizia che lo involge senza toccarlo; come già si disse per la base di Catania così pure per questa del Crati furono lasciati dei vuoti centrali nei pilastrini e provvedute le facce superiori di dischi metallici, agli estremi si può pure accedere dai quattro lati del segnale, che per la sua speciale costruzione ha le aperture più grandi di quelle descritte per la base di Catania.
La copertura piramidale ai pilastrini fu fatta costruire dal Tenente MAGGIA nel Giugno 1872, quando cioè erano compiute le osservazioni angolari sui punti trigonometrici circostanti la base.
Livellazione
In diversi modi si ottenne la differenza di livello fra gli estremi della base cioè:
- Con una livellazione topografica eseguita dal Capitano PISTOJA.
- Con osservazioni zenitali reciproche eseguite dal Tenente MAGGIA fra gli estremi stessi.
- Con le indicazioni che le singole livelle annesse alle spranghe fornirono nell'eseguire la prima e la seconda misura della base.
Le quantità offerte da queste operazioni non presentarono discrepanze maggiori di mezzo metro. La differenza di livello intanto che si ritenne per poi adoperarla nel calcolo fu
+ N.O. - S.E. = 2,44 metri
e corrisponde a quella risultante dalle indicazioni delle livelle annesse all'apparato.
Il Maggiore CHIÒ intanto dispose che il Tenente PAGANO di Artiglieria si recasse alla marina di Corigliano, e stabilisse in vicinanza della Torre di Schiavonia un flussometro allo scopo di ottenere l'altezza sul livello medio del mare della sommità del parapetto della Torre.
Il Tenente PAGANO stabili il flussometro in situazione conveniente e vi eseguì le osservazioni necessarie nei giorni 27 e 28 Giugno 1872, per 12 ore di seguito in ciascun giorno e con l'intervallo di 15 minuti. Con ciò ottenne l'altezza dello zero dell'istrumento dal livello medio del mare, prendendo il medio dei due risultati giornalieri differenti fra loro per meno di 0,03 metri.
Immediatamente dopo, mercé una livellazione topografica ripetuta quattro volte con risultati pressoché identici ottenne la differenza di livello fra lo zero del flussometro e la faccia superiore di uno scalino posto sotto la soglia d'ingresso della Torre. L'altezza del parapetto della Torre sullo scalino completo le operazioni, e si ebbe in ultimo:
l'altezza del parapetto della Torre sul livello medio del mare in 17,82 metri (La quota di Schiavonia è 2,8 metri e corrisponde all'altezza del livello medio del mare dello scalino della torre).
Infine mediante una livellazione trigonometrica con osservazioni reciproche eseguite dal Tenente MAGGIA fra Schiavonia, Pollinara, Buffaloria, e poscia fra questi tre punti e l'estremo S. E. si ottenne la quota assoluta dal livello medio del mare dell'estremo S.E. in
11,14 metri
e quindi quella dell'estremo N. O.
11,14 metri + 2,44 metri = 13,58 metri
l'altezza media della base risulta così di
12,36 metri
ed aggiungendovi 0,75 metri di elevazione media delle spranghe dal suolo, si ottiene l'altezza della linea di misura in
13,11 metri = 6,73 tese.
Lunghezza della base misurata, e sua proiezione all'orizzonte ed al livello medio del mare
la base del Crati proiettata all'orizzonte ed al livello medio del mare risulta perciò di 1497,926611 tese.
Misura della Base geodetica di Lecce
Scopo della misura - Riconoscenza del terreno
A completare le basi geodetiche che servir dovevano di appoggio alle reti trigonometriche lungo le zone destinate alla misura di archi terrestri, mancava ancora una base verso l'estremità orientale dell'arco di parallelo, su cui già esistevano le basi di Napoli e Foggia. Si decise perciò di misurarne una a Lecce, luogo opportuno anche sotto il punto di vista di un confronto immediato coi lati provenienti dalla triangolazione che si distende lungo le coste dell'Albania poggiandosi sulla base di Scutari, e si unisce alla triangolazione italiana mediante i punti Lecce, Pagliarone, Serrano.
Una riconoscenza del terreno condotta sotto la Direzione del Tenente Colonnello CHIÒ di Stato maggiore con la collaborazione dell'ingegnere d'ATRI, stabili la posizione da darsi alla base, lunga un po' più di 3000 metri e distesa su di un altopiano elevato di circa 60 metri dal mare. Il collegamento alla rete di 1° ordine vedesi delineato nella tavola seguente.
Nel 1872 fu ordinato con le osservazioni angolari, anche l'esecuzione della misura della base progettata.
Personale addetto alla misura.
Come per la base del Crati, così per questa di Lecce fu dal personale dipendente dal Tenente Colonnello CHIÒ, distaccata una sezione diretta dal Capitano DE VITA di Stato maggiore, avente a collaboratori:
Il Capitano MAGGIA di Artiglieria
Il Tenente GOIRAN del Genio
Il Tenente MOTTURA di Artiglieria
Il Topografo GARBOLINO di Stato Maggiore
L'Allievo calcolatore CLOZA di Stato Maggiore
furono pure addetti al lavoro un caporale e 17 zappatori del Genio Militare.
Tutto questo personale con l'apparato di BESSEL, gli istrumenti e gli attrezzi necessari, mosse da Napoli per Lecce il 2 Maggio 1872.
Operazioni preliminari
Con la riconoscenza del terreno accennata di sopra erano già indicati molto prossimamente i luoghi dove fissare gli estremi della base e stabiliti i punti trigonometrici necessari al collegamento di essi con la grande rete. Nell'intraprendere intanto il lavoro definitivo potevano nascere delle difficoltà di attuazione, e ad eliminarle, il Capitano DE VITA col Tenente GOIRAN ed il Topografo GARBOLINO percorsero di nuovo tutta la località, e trovata la linea indicata dalla primitiva ricognizione come la più opportuna alla misura della base, fu senz'altro ritenuta, e s'incominciarono tosto le consuete operazioni dirette a definitivamente fissarla, cioè:
a) Si stabilirono provvisoriamente gli estremi della base mediante segnali trasportabili.
b) Si eseguì una livellazione fra questi estremi provvisori, allo scopo di stabilire le escavazioni ed i riempimenti da farsi lungo il terreno che l'apparato doveva percorrere.
c) Si eseguirono i lavori di sistemazione del terreno sulla solita larghezza di 3 metri.
d) Sorpassando la posizione destinata agli estremi di 45 metri circa, si piantarono due grossi pilastri in muratura, e sulla faccia superiore di essi furono stabilmente segnati due punti che servir dovevano all'allineamento della misura.
e) Il cambiamento di pendio del terreno ed un ammasso di macerie rendevano indiscutibile la posizione dell'estremo S.E. che fu perciò fissata a questo punto; partendo da esso e tenendosi allineati fra i due pilastri si misurarono 3045 metri circa; al limite di questa misura si fissò l'estremo N.Ο.
Dopo queste operazioni si passò alla fondazione degli estremi della base. Fu tracciato sul terreno ed all'estremo N. O. un quadrato di 4 metri di lato disposto in guisa che la linea di base riuscisse normale ad una delle facce; al centro di esso corrispondeva l'estremo; su questo spazio si praticò un escavazione profonda 0,7 metri circa in cui s'incontrò il sodo e dove con letto di malta si fissò una pietra da taglio di 0,60 metri di lato e 0,50 metri circa di altezza con la faccia superiore perfettamente spianata e col cono di bronzo incastrato nel mezzo: questa lapide porta un iscrizione ed i suoi lati sono paralleli a quello del quadrato escavato. In ultimo si circondò la lapide da un masso di muratura, e poscia si passò all'escavazione corrispondente all'estremo S. E. dove come al solito non si collocò la lapide, riservandosi di farlo quando si sarebbe giunto con la misura a poca distanza dall'estremo stesso.
Ad agevolare le operazioni di allineamento furono costruiti i soliti pilastrini in numero di 9 comprendendo così 10 intervalli fra gli estremi di 304 metri circa ognuno.
Prima d'incominciare la misura della base si eseguì una serie di esperienze per la ricerca delle costanti necessarie alla riduzione all'orizzonte delle singole spranghe; di queste esperienze e delle altre che seguirono tratteremo specialmente di qui a poco al modo stesso tenuto nella descrizione delle precedenti basi.
Esecuzione della misura
La misura cominciò dall'estremo N.O. il giorno 14 Giugno 1872 ed il metodo tenuto fu quello stesso descritto per la base del Crati; però alla fine di ogni giornata di lavoro invece di adoperare per il punto a terra il congegno descritto in precedenza, si usò un picchetto di quercia conficcato solidamente nel suolo avente la testa quadrata di 0,15 metri di lato circondata da una ghiera di ferro e la faccia superiore ricoperta da una lamina di piombo perfettamente levigata su cui fu poggiata la punta del filo a piombo, che vi lasciava cosi un esilissimo buco, a partire dal quale si proseguiva la misura nel giorno appresso .
La base fu misurata in due tratti pressoché eguali, fissando al modo stesso degli estremi, la posizione di un punto intermedio che ebbe il suo cono di bronzo incastrato pure nel mezzo di una lapide alquanto più piccola di quella adoperata per ciascuno estremo.
Intanto è da notare che nella misura della intera base non vi fu fermata sul punto intermedio, invece tanto nella misura di andata che di ritorno fu stabilito il punto a terra prima di giungervi, e la misura generale prosegui a partire dal punto a terra, mentre si era misurato con l'apparato lo spazio che lo separava dal punto intermedio.
A questo modo si ha l'intera base misurata due volte tutta di un pezzo, e la base stessa che nasce dalla somma dei due tratti misurato ciascuno anche due volte. Ci giova però avvertire che questo fatto non costituisce una novella riprova dell'intera misura, la quale, come vedremo in seguito, resta perfettamente la stessa, non essendovi di doppiamente misurato che una lunghezza di tre spranghe all'andata ed altrettanto al ritorno; la riprova quindi esiste soltanto sulla coincidenza di questa piccola porzione, denunziata dalla coincidenza totale.
Non ripetiamo qui le precauzioni usate per garantire le diverse parti del lavoro specialmente durante le sospensioni giornaliere, perché già ne abbiamo discorso trattando delle altre misure di basi, solo diremo che la condotta giornaliera del lavoro fu tenuta dal Capitano MAGGIA, e che le varie incombenze fra gli operatori erano distribuite come appresso.
Il Capitano MAGGIA ed il Topografo GARBOLINO posti agli estremi di ciascuna spranga ne curavano l'esatta posizione; cioè il primo manteneva l'estremo fisso sul punto di partenza della misura, e l'altro metteva l'estremo mobile sull'allineamento fornito dall'allievo CLOZA con un Teodolite di STARKE del diametro di 0,27 metri.
Il Tenente MOTTURA leggeva le livelle a misura che le spranghe prendevano la posizione definitiva, ed il Tenente GOIRAN dirigeva la manovra per il trasporto delle spranghe rileggendo di nuovo le livelle quando tutte erano a posto, notando pure le indicazioni dei termometri REAUMUR contenuti nelle casse dell'apparato, ed i termometri esterni indicanti la temperatura dell'ambiente.
Infine le letture dei termometri metallici erano fatte dai signori GARBOLINO, GOIRAN e MOTTURA, disposti il primo al punto di partenza e gli altri due secondo il verso della misura. Le letture si ripetevano tre volte, di esse una era fatta dal Capitano MAGGIA che successivamente rimpiazzava ciascuno dei tre operatori.
Nella misura di andata col giorno 20 Giugno 1872 si raggiunse il punto intermedio, e l'estremo S. E. fu raggiunto il giorno 27 Giugno 1872. Nella misura di ritorno si partì dall'estremo S. E. il 30 Giugno 1872, si giunse al punto intermedio il 5 Luglio 1872, ed all'estremo N. O. il giorno 11 Luglio 1872.
Rimase sospeso il lavoro di misura nei giorni 23, 28, 29 Giugno, ed 8 Luglio 1872.
Tenuto conto delle ore nelle quali per ogni giorno fu consecutivamente condotto il lavoro, risulta in media che per ogni ora di lavoro si misuravano da 30 a 40 tese.
Il lavoro intanto principiava d'ordinario alle 5 a.m. e terminava alle 10.
La temperatura giornaliera variò fra i 15° e 35° Réaumur e solo, nel giorno 2 Luglio 1872 sorpassò i 39° Réaumur, e nei giorni 25, 30 Giugno e 3 Luglio 1872 sorpassò i 41° Réaumur.
Lunghezza della base, proiezione di essa all'orizzonte ed al livello medio del mare
Possiamo adottare intanto per il valore definitivo della base di Lecce il medio dei valori trovati cioè:
1561,894294 tese.








